Mobili antichi dorati

Mobili antichi dorati: i segreti di bottega dei maestri doratori

L'oro è da sempre considerato il più prezioso dei metalli, simbolo di ricchezza e prestigio sociale. La storia della doratura ha origini antiche: sin dagli albori della civiltà l'oro veniva usato come elemento decorativo per impreziosire sculture, dipinti, mobili, suppellettili.
Secondo gli archeologi, l'usanza di rivestire gli oggetti con un materiale inalterabile come l'oro simboleggiava il desiderio di preservarlo nel tempo e renderlo eterno.

Il “re dei metalli” era conosciuto già nel neolitico, come testimoniano i reperti di collane e piccole incisioni contenenti pagliuzze d'oro. La tecnica di saldare l'oro e di colarlo in una forma era già utilizzata presso le antiche civiltà greche, tra il XXIX e il XX sec. a.C., nonché molto sviluppata in Oriente, soprattutto dagli Assiro-Babilonesi.

Gli antichi romani facevano uso di tutte le tecniche di doratura, e rivestivano d'oro oggetti di legno, marmo, vetro, stoffa, cuoio e avorio.

Nei secoli del cristianesimo si diffuse l'uso dell'oro nelle opere sacre, raffigurava la luce divina, come rappresentazione visiva dell'invisibile: la luce divina, la sacralità di Dio. Perciò veniva usato sempre oro zecchino, mai oro finto.



Fino al Medioevo la produzione di oggetti dorati era rivolta esclusivamente alle classi più ricche, ma con la ripresa economica e culturale del Rinascimento, anche l'alta borghesia poteva permettersi di commissionarli.

Durante il Medioevo la doratura divenne un'arte a sé: nasceva una classe di artigiani che si dedicavano esclusivamente ad essa, e tramandavano le loro complicate ricette in trattati che diventavano il bagaglio culturale di monaci miniatori, pittori e artigiani.

Le tecniche di doratura erano piuttosto laboriose. Anticamente i “battilori” ricavavano delle sottilissime lamine dalle monete d'oro fornite dal committente, le martellavano tra due spessori di cuoio rendendole molto sottili e maneggevoli, e ottenevano così la “foglia d'oro” da applicare ad un supporto.




Il testo più antico che descrive la doratura a foglia d'oro è il “Libro d'arte” scritto nel XIV secolo dal pittore Cennino Cennini.

“Ora…ti voglio dimostrare a che modo dei adornare il muro con istagno dorato in bianco, e con oro fine. E nota, che sopra tutto fa con meno ariento (argento) che puoi, perché non dura e vien negro in muro o in legno; ma più tosto perde in muro.”

Nel Cinquecento sorsero delle corporazioni di doratori specializzati, e si sviluppavano tecniche diverse che variavano da un doratore all'altro.

Ogni maestro doratore aveva i suoi formulari precisi, trascritti su ricettari che venivano tramandati nelle botteghe artigiane. I miniatori ad esempio, usavano l'oro in conchiglia: polvere d'oro macinato finemente con gomme naturali, che veniva conservato nella valva di un mollusco. I miniatori lo stendevano a pennello sui manoscritti come fosse un colore ad acquerello.




La doratura dei mobili si diffuse sporattutto nel periodo Barocco. In Francia i primi mobili dorati comparvero sotto Luigi XIV, e restarono in auge fino al regno di Luigi XIV. In Inghilterra la moda arrivò circa nel 1660 e durò circa un secolo. In Italia a partire dal Cinquecento i mobili cessarono di essere considerati solo arredi funzionali e si arricchirono di forme sinuose e decorazioni, diventando oggetti rappresentativi del potere e della ricchezza di una famiglia. Sotto l'influenza del gusto rinascimentale, i mobili si animano con intagli e ornamenti, forme tondeggianti e leggere, rilievi dai temi bucolici e idilliaci, intarsi con legni ed essenze di importazione coloniale, come tartaruga, avorio, madreperla. L'oro è un elemento caratterizzante di questo stile, ne esalta la magnificenza e il lusso.

Il Barocco è il periodo in cui cominciano a differenziarsi gli stili regionali in Italia.
In Piemonte vi era una scuola specializzata secolare che dava la patente di ebanista o intagliatore solo dopo un severo esame; per questo i mobili piemontesi si distinguono per la loro qualità, superiore alle altre regioni italiane.
Le caratteristiche decorative principali dell'epoca sono cineserie, lacche, inserti pittorici, decorazioni d'oro e metalli preziosi.
A Genova si producevano arredi di altissimo pregio, con ornamenti e inserti lussuosi, tanto da venir facilmente confusi con i mobili francesi o inglesi.
A Venezia si producevano mobili di elegante fattura, anche se non di ottima qualità.

L'intagliatore era una figura rinomata e la sua maggiore abilità stava nel saper improvvisare il disegno, piuttosto che di seguire il progetto dell'architetto: il mobile acquisiva originalità, e si caratterizzava con laccature e intagli raffinati.



Sul finire del Settecento il gusto estetico volge verso il Neoclassico, e il mobilio acquisisce forme più lineari e simmetriche. Le decorazioni riprendono motivi classici e si fanno più eleganti, mantenendo allo stesso tempo una connotazione francese, dovuta all'influenza politica di Napoleone.

Le essenze utilizzate sono mogano, noce, cipresso e ciliegio, e vengono arricchite con applicazioni in bronzo dorato raffiguranti festoni, corone, insegne imperiali. Oro e dorature caratterizzano tutti gli arredi di questo stile che manifesta un gusto per il potere e il lusso esibito.

Nell'Ottocento, con il crescere della media borghesia, comincia la produzione di mobili in serie.




Il Vasari nelle “Vite dei più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani” (1550) descrive i segreti di bottega dei maestri doratori:

“Fu bellissimo segreto ed investigazione sofistica il trovar modo che l'oro si battesse in fogli sì sottilmente, che per ogni migliaio di pezzi battuti, grandi un ottavo di braccio per ogni verso, bastasse, fra l'artificio e l'oro il valore di solo sei scudi […] Ma non fu punto meno ingegnosa cosa il trovar modo a poterlo talmente distendere sopra il gesso, che il legno od altro ascostovi sotto paresse tutto una massa d'oro. Il che si fa in questa maniera: ingessasi il legno con gesso sottilissimo, impastato con la colla piú tosto dolce che cruda, e vi si dà sopra grosso piú mani, secondo che il legno è lavorato bene o male. Inoltre, con la chiara dello ovo schietta, sbattuta sottilmente con l'acqua dentrovi, si tempera il bolo armeno, macinato ad acqua sottilissimamente; e si fa il primo acquidoso o vogliamo dirlo liquido e chiaro e l'altro appresso piú corpulento. Poi si dà con esso almanco tre volte sopra il lavoro, sino che e' lo pigli per tutto bene. E bagnando di mano in mano con un pennello dove è dato il bolo, vi si mette su l'oro in foglia, il quale subito si appicca a quel molle. E quando egli è soppasso, non secco, si brunisce con una zanna di cane o di lupo, sinché e' diventi lustrante e bello."



I sistemi di doratura più diffusi nel Medioevo e nel Rinascimento erano i metodi “a guazzo” e “a missione”. Già nel '300 si usava preparare il supporto ligneo da dorare spennellandolo con più strati di gesso mescolato a colla di coniglio; la superficie veniva poi passata con carta abrasiva fine e resa perfettamente liscia. Sopra a questa base di gesso, veniva steso il bolo armeno, un'argilla rossa oppure gialla che darà il colore di base alle applicazioni dorate. Successivamente si procedeva con l'applicazione della foglia d'oro, con la tecnica a missione oppure a guazzo.

La foglia d'oro può essere di oro vero o di imitazione. L'oro zecchino si usa nella doratura a guazzo, l'oro finto si ottiene con delle leghe di metalli dal colore simile all'oro, e tende ad ossidare facilmente, va quindi isolato con vernici naturali o sintetiche.
La doratura a missione è la tecnica più semplice e non necessita della base di bolo se la superficie è liscia e uniforme. È sufficiente fissare la foglia d'oro con un collante, la missione appunto.
La doratura a guazzo consente di ottenere i risultati migliori, e consiste nello stendere la foglia d'oro con l'apposito pennello da doratore; questa viene poi lucidata con una punta d'agata, che la rende lucente.

Contemporaneamente allo sviluppo delle tecniche di doratura, nacque anche la falsificazione dell'oro: metalli meno preziosi come argento, piombo, stagno, venivano intinti indecotti e vernici naturali perchè ne imitassero il colore.



I mobili antichi di per sé non richiedono particolari attenzioni, generalmente sono oggetti resistenti ed è sufficiente collocarli in ambienti non troppo secchi o troppo umidi, per mantenere la naturale elasticità del legno. Vanno posizionati lontano da fonti dirette di calore, spolverati con un panno umido e due volte l'anno, lucidati con la cera.
Gli inserti dorati invece richiedono alcuni accorgimenti. Innanzitutto è utile capire quale tecnica di doratura è stata utilizzata, per poter scegliere il metodo di pulitura più adatto ed evitare di rovinare la decorazione.

Se il mobile è in buone condizioni, una pulitura leggera è quanto basta per esaltare la lucentezza: la tecnica prevede di diluire della colla di pesce in acqua calda, e spennellare il mobile con la soluzione così ottenuta. La colla rende l'acqua gelatinosa, impedendole di inzuppare il legno. Si rimuove poi delicatamente e senza strofinare, successivamente si cosparge la superficie con della segatura per assorbire la poca umidità rimasta.



Nel caso in cui lo sporco sia particolarmente diffuso e incrostato invece è necessaria una pulizia più profonda.
Questa tecnica prevede l'uso di solventi, alcol e sverniciatori da applicare sulla superficie con un batuffolo di cotone: occorre fare molta attenzione e tamponare il mobile con delicatezza. Lo sverniciatore viene usato nei casi in cui l'oro sia rivestito da uno strato di smalto o lacca, di solito dovuto ad un restauro sbagliato. Dopo averlo applicato, lo sverniciatore corroderà le macchie e andrà poi rimosso con il solvente nitro, per evitare che rovini irrimediabilmente il mobile.



Fonti


Origini dell'arte della doratura

Foglia d'oro: antiche ricette dei battilori

Storia del mobile

Gli stili dei mobili nel 700 italiano

La tecnica della doratura

La doratura a missione e a guazzo

Come pulire le dorature dei mobili antichi



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